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Qualcuno di voi avrà notato che le nostre patate, cipolle e aglio dopo qualche settimana incominciano a germogliare. Sono vecchi?? Esattamente il contrario: sono freschi! La capacità di riprodursi è sintomo della freschezza e della “vitalità” di un alimento.

E come mai sui banchi alimentari troviamo prodotti che non presentano lo stesso “inconveniente”? Con tutta probabilità, vi siete imbattuti in alimenti sottoposti a irraggiamento.

Cos’è l’irraggiamento?
E’ una pratica che impedisce la germogliazione e allunga i tempi di conservazione di diversi prodotti: patate, cipolle, aglio.. ma anche cereali, legumi, funghi, frutta e verdura, gamberi, pollame.

Come funziona?
Gli alimenti da irraggiare vengono posti su un nastro trasportatore e fatti passare sotto un fascio di radiazioni (raggi gamma) sprigionate da sorgente radioattiva (cobalto 60 o Cesio 137), o da un generatore di elettroni..

Quali sono gli effetti collaterali?
La radiazione danneggia il materiale genetico degli organismi con cui entra in contatto uccidendoli o impendendone la riproduzione e modifica allo stesso tempo anche le proprietà chimico-fisiche degli alimenti stessi. Quando l’alimento viene colpito, le radiazioni iniziano una complessa sequenza di reazioni che fanno a pezzi la struttura molecolare dell’alimento. I vegetali irradiati sono depauperati di vitamine ed enzimi con un evidente perdita del loro valore nutrizionale. Potremmo dire che si convertono in “cibo morto” Emoticon frown

Come individuarli?
In Italia manca l’obbligo di indicare in etichetta questo tipo di trattamento e purtroppo non esiste nessun tipo di certezza che il cibo esposto nei banchi alimentari sia stato irradiato. La regola generale è imparare ad osservare la deperibilità dell’alimento: patate che non germogliano mai, insalate che durano settimane, carne a lunga scadenza sono solo un esempio.

Come evitarli?
Un consiglio è quello di evitare la grande distribuzione e le multinazionali dell’agroalimentare. Prediligere i prodotti locali e affidarsi ai piccoli produttori del nostro territorio, i quali non dispongono sicuramente di tecnologia così sofisticata.
Imparare ad acquistare non è solo un sinonimo di salute ma anche un modo per esprimere il nostro voto contro un certo tipo di politica alimentare.

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